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Portfolio

Produzione Media

ESA Merch — Metabox olografico

Venti persone che indossano il merchandising ESA, generate invece che fotografate, riprodotte a grandezza naturale su un display olografico.

Ruolo
Direzione creativa e pipeline di produzione
Committente
Space42 Europe per ESA — ESRIN, Frascati
Periodo
2026
Stato
Consegnato

Il problema

Il merchandising andava mostrato indossato, su un box olografico che riproduce le figure a grandezza naturale: inquadratura verticale, figura intera, fondo identico su tutte le clip.

Un servizio fotografico con venti persone diverse, venti cambi e un set rigorosamente uniforme non stava nei tempi. E la fedeltà del capo non era negoziabile: i loghi sono quelli reali, non possono somigliare.

Il risultato

Clip verticali in 4K, fondo neutro uniforme su tutte, ogni capo riconoscibile perché ancorato alle foto ufficiali di catalogo invece che descritto a parole.

Il movimento di ogni clip dipende da dov’è il branding: rotazione per i capi con grafica sul retro, gesto quando il dettaglio è su manica o spalla, posa frontale quando il marchio sta solo davanti.

  1. Riferimenti

    foto casting + foto prodotto ufficiali

  2. Generazione

    una chiamata per clip

  3. Risoluzione

    upscale a 4K verticale

  4. Verifica

    sul display reale, prima della serie

Quattro passaggi per clip. La verifica sul display reale è il primo, non l’ultimo: è lì che si scopre se il fondo funziona.
Fotogramma verticale: una persona ripresa di profilo a figura intera, con una t-shirt blu scuro con grafica sul retro, su fondo neutro uniforme.
Un frame di una clip consegnata: figura intera, verticale, fondo neutro.
Contact sheet di un capo: la stessa maglietta fotografata da otto angolazioni disposte in griglia.
Il contact sheet di un capo: la rotazione usata per verificare la fedeltà su ogni lato.

Com’è fatto

Una chiamata per clip: la foto di casting definisce la persona, le foto di prodotto definiscono il capo, il modello genera la clip verticale che poi viene portata a risoluzione piena.

La regola sul movimento non è estetica ma funzionale: serve a far vedere la parte del capo che porta il marchio. Da lì discende la classificazione di tutti i pezzi in tre gruppi.

Generazione
Modelli video reference-drivenUpscale 4K
Metodo
Spec sheet invarianteQA per-frame
Output
9:16 verticaleFondo neutro uniforme

Decisioni

Ogni scelta qui sotto ha avuto un prezzo. Elencarle senza dire cosa costano le farebbe sembrare gratuite, e nessuna lo è stata.

  1. Un pilota validato sull’hardware prima di produrre il resto

    Il fondo neutro deciso a brief rischiava di leggersi come un pannello visibile su un display di quel tipo. Invece di scoprirlo a produzione finita, una clip è stata provata sul box reale.

    Cosa è costato Tempo fermo prima di iniziare davvero. In cambio, nessuna ipotesi sul risultato finale è rimasta da verificare a posteriori.

  2. Le foto ufficiali come àncora, non il prompt

    Un logo descritto a parole viene reinventato ogni volta. Passando le foto di catalogo come riferimento visivo, il capo generato resta quello vero.

    Cosa è costato Dipendenza dal materiale del committente: senza foto di prodotto decenti, il metodo non parte.

  3. Cambiare pipeline a metà strada

    Il primo impianto richiedeva immagini intermedie, una libreria di pose e un montaggio finale — costruito per aggirare il limite di un modello che accettava pochi riferimenti. Quando è stato disponibile un modello che ne accetta di più, tre passaggi sono diventati inutili.

    Cosa è costato Buttare via un metodo che funzionava e la libreria già costruita. Il lavoro fatto non è un argomento per tenersi un processo più lungo.